La scuola di Francoforte


Essa si costituisce presso l’“Istituto per la ricerca sociale”, fondato nel 1922 a Francoforte sul Meno, in Germania, da un gruppo di intellettuali marxisti indipendenti  che si impegnano nell’elaborazione di una «teoria critica della società». L’Istituto era stato finanziato nel suo sorgere da una generosa donazione di Felix Weil, un giovane studente agiato con simpatie marxiste; in seguito fu riconosciuto dallo Stato e affiliato all’Università di Francoforte.
Nel 1931 si ebbe il vero e proprio salto di qualità dell’Istituto, con l’assunzione della direzione da parte del filosofo Max Horkheimer. Il carattere interdisciplinare è uno dei tratti peculiari della ricerca francofortese, che spazia dall’arte alla letteratura, dalla sociologia al diritto, dall’economia ai mass media e alla filosofia.
Con l’avvento di Hitler al potere (1933), l’Istituto viene perquisito e chiuso con l’accusa di aver promosso attività contro lo Stato; Horkheimer viene espulso dall’Università di Francoforte e la maggior parte dei membri dell’Istituto è costretta a emigrare. Nonostante le difficoltà, l’attività dell’Istituto continua e il suo interesse si concentra proprio sui temi dell’oppressione e dell’autoritarismo, con particolare riguardo al ruolo svolto nel favorirne l’avvento dai mezzi di comunicazione e dalla famiglia, vista come luogo privilegiato per la riproduzione del consenso sociale e la formazione della personalità autoritaria. 
Dopo la Seconda guerra mondiale alcuni dei componenti del gruppo, tra cui Marcuse, Fromm e Wittfogel, rimangono negli Stati Uniti, mentre altri, come Adorno, Horkheimer e Pollock, tornano a Francoforte, dove nel 1950 danno nuovamente vita all’Istituto per la ricerca sociale.


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