Jean-Paul Sartre - l’esistenzialismo come umanismo
Nato a Parigi nel 1905, dopo gli studi liceali si iscrive alla Scuola normale superiore di Parigi nel 1924. Nel 1933 trascorre un anno in Germania, a Berlino, e si avvicina alla fenomeno logia di Husserl, all’esistenzialismo di Heidegger e alla teoria dei valori di Scheler. Prende parte alla Seconda guerra mondiale e nel 1940 viene fatto prigioniero dai tedeschi e rinchiuso nel campo di concentramento di Trier. Tornato in Francia nel 1941, milita nella Resistenza al nazismo e fonda il movimento “Socialismo e libertà”. Sartre è intervenuto nel dibattito politico mondiale, dalla guerra in Indocina e Corea, alla repressione in Ungheria (1956), ai rapporti tra Russia e Stati Uniti, costituendo un punto di riferimento costante per gli intellettuali europei politicamente impegnati. È morto a Parigi il 15 aprile 1980.
Sartre ritiene che la soluzione ai problemi dell’esistenza non possa essere cercata fuori di noi. Il suo, per tanto, risulta essere un «esistenzialismo umanistico». Diverso è anche il modo di porsi di Sartre rispetto alla cultura e alla società: egli preferiva fare filosofia fuori dai luoghi accademici, per le strade e nei caffè. Dominò con la sua presenza la vita culturale francese (e non solo), divenendo, con il passare degli anni, attivo anche in campo politico, dando il suo sostegno ai movimenti che lottavano contro l’imperialismo, il colonialismo e il conformismo borghese. Sartre è stato non solo la personalità più nota dell’esistenzialismo francese, ma anche uno tra i pensatori più influenti del Novecento. Scrittore prolifico, a lui si devono, oltre al capolavoro L’essere e il nulla (1943) e ai saggi filosofici, anche testi letterari di grande successo, quali i racconti riuniti nel volume intitolato Il muro (1939) e il celebre romanzo La nausea del 1938.
Che cos’è
l’essere?, che cos’è l’uomo? il filosofo afferma che la particolarità dell’io consiste nel suo essere coscienza di “qualche cosa” di esterno a se stesso. Tale coscienza non è “posta” da altro, ma
coincide con il mio io. C’è dunque una differenza sostanziale tra l’essere delle cose e
quello della coscienza: la coscienza, è l’«essere per sé».
Approfondendo il filosofo osserva che la coscienza è libertà, ossia tendenza a negare ogni limite e ogni dato di fatto che il mondo
presenta, attribuendo a esso sempre nuovi significati. Ecco perché Sartre, dice che la coscienza è nulla in quanto possibilità di “nullificare” (annullare) i dati di fatto e inventare nuove situazioni.
L’angoscia della scelta: l’uomo, non sceglie la propria esistenza, non
decide per la propria libertà, ma è condannato a essere libero, e la libertà, consistente nella possibilità, è un peso difficile da sostenere perché comporta sempre il rischio
dell’errore.
L’uomo
di Sartre è colui che sperimenta in se stesso la morte di Dio annunciata da Nietzsche:
«privato del suo sole» e del «suo centro», egli non ha più valori definiti e parametri morali che sostengano le sue scelte. L’affermazione secondo cui siamo noi che “inventiamo” i valori, dice Sartre, significa
che la vita non ha senso a priori. Per il filosofo l’uomo deve fare assegnamento solo su di sé per decidere la propria condotta, l’uomo è la somma
dei suoi atti e delle sue scelte. Tale responsabilità risulta essere un peso insopportabile che determina la disperazione e
l’angoscia.
Per Sartre l’uomo è sempre responsabile, anche di fronte a eventi che a prima vista possono apparire indipendenti dalla sua volontà.
Una simile visione dell’esistenza è esemplificata in modo molto efficace nel romanzo La nausea. In esso il protagonista Roquentin, un professore di storia, vive molteplici esperienze, ma non riesce mai a superare l’impressione di estraneità rispetto alle cose che lo circondano. Questo determina in lui una sensazione di nausea, che lo assale nel momento in cui si scopre parte di un insieme di uomini impacciati, inquieti e imbarazzati nel sentirsi ognuno di troppo per l’altro. Il mondo risulta privo di significato. L’uomo, nella sua esistenza senza fondamento, deve farsi fondamento del senso del mondo.
Sartre ha scritto pagine molto belle e profonde sul tema dello sguardo e sul malessere che coglie il soggetto divenuto oggetto dell’altro, il quale mette in pericolo la sua realtà e la sua libertà. A differenza del semplice “vedere”, lo sguardo è innanzitutto un intermediario che mi rimanda a me stesso, che arriva all’improvviso e in modo imprevisto. Quando un altro mi guarda, io non posso sottrarmi, devo sottostare e mi sento ferito nel mio essere.
Nel secondo dopoguerra Sartre è spinto dai problemi della ricostruzione politica ed eco nomico-sociale ad abbracciare la causa del proletariato e ad aderire al marxismo. Nell’opera (incompiuta) Critica della ragione dialettica (1960) egli cerca di riformulare il suo pensiero, volendo pervenire a una sintesi dell’esistenzialismo e del marxismo. Il filosofo analizza la particolare dinamica che presiede alla lotta rivoluzionaria e ne individua due principali formazioni protagoniste: il «gruppo» e la «serie». Il primo è un’organizzazione di individui liberi, caratterizzata da un’unità di intenti come quello della lotta contro le condizioni di sfruttamento, e si costituisce in relazione a un pericolo o ad un avversario comune. La serie è, invece, un mero collettivo di individualità isolate, ciascuna chiusa nella sua solitudine e giustapposta alle altre. Si tratta della situazione in cui si trovano gli uomini nella società borghese, in cui, appunto, vengono “serializzati”, cioè ridotti a elementi numerabili inseriti in un meccanismo produttivo alienante. Conclusa la fase rivoluzionaria, che è aggregante e unificante, secondo Sartre il gruppo rischia di frantumarsi nuovamente nella serie, sottraendo di fatto gli uomini alle proprie responsabilità e subordinandoli a un potere che li sovrasta. Si rischia pertanto di ricreare una società alienata, nella quale gli individui sono di nuovo estraniati gli uni dagli altri e privati della propria libertà e soggettività. Per questo il gruppo deve lottare per rimanere tale, mantenendo desta l’attenzione e rinnovando continuamente la propria scelta di libertà.



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