Freud - L'inconscio - metodo catartico
1. In che cosa consiste il metodo catartico?
Il metodo catartico elaborato da Freud insieme all’amico Joseph Breuer negli anni del
la loro collaborazione (1882-1895) apre la strada alla psicoanalisi. Viene
utilizzato non soltanto per curare i sintomi dell’isteria, come avveniva nella
pratica di Breuer, ma anche per scoprirne la motivazione, nella convinzione che la malattia si possa curare veramente soltanto quando le cause che l’hanno determinata siano affiorate e risultino acquisite dal paziente in modo consapevole.
2. Qual è per Freud la natura degli elementi rimossi?
L’ipotesi iniziale è che le reazioni emotive determinatesi in occasione di eventi traumatici siano
rimaste prive di sfogo. Tali impulsi, però, continuano ad agire, producendo i sintomi patologici. Per “neutralizzare” questi ultimi e far sì che scompaiano, occorre riattivare il ricordo
del fatto originario e rendere in tal modo possibile la libera manifestazione degli impulsi a esso legati.
Vengono formulate a tal proposito due ipotesi:
la prima, preferita da Breuer, è che gli eventi dimenticati dal paziente siano fatti vissuti in uno stato al limite della coscienza, dovuto a “scosse” emotive o ad esaurimento nervoso;
la seconda ipotesi, verso cui Freud comincia da subito a propendere, è invece che l’oblio subentri per la particolare natura spiacevole dell’avvenimento stesso, che susciterebbe una reazione di difesa da parte della persona interessata, portandola a eliminare dalla coscienza, in modo inconsapevole, un ricordo inaccettabile.
A partire da queste considerazioni, Freud estende l’ipotesi dell’«oblio da difesa» ad altre patologie nervose ed evidenzia l’applicabilità del metodo catartico a casi più complessi rispetto a quelli isterici, ad esempio alle nevrosi ossessive. Ciò che risulta determinante nelle conclusioni che Freud trae dallo studio dell’isteria e dei casi di nevrosi è il riconoscimento che esistono processi psichici non consapevoli.
Tutti questi fattori, e molti altri ancora, portano Freud alla convinzione che la vita psichica del soggetto sia molto più ampia di quello che si era tradizionalmente pensato, e che la coscienza abbia in essa un ruolo tutto sommato marginale. Dopo la pubblicazione degli Studi sull’isteria, Freud si sottopone a una lunga e impegnativa autoanalisi per approfondire e cercare una conferma alle sue ipotesi. Per quattro anni esamina se stesso, getta il suo sguardo indagatore sulla propria interiorità, scoprendo elementi insospettati, mette in luce il ruolo essenziale della sessualità nell’insorgenza della patologia, fatto che suscita il disappunto di Breuer, che non può condividere idee tanto innovative e sconvolgenti per la mentalità dell’epoca.
L’ipotesi freudiana è dettata dalla constatazione che, in tutti i casi da lui trattati con il metodo catartico, i fatti dimenticati e rievocati grazie all’ipnosi risultano essere lega ti alla sfera erotica. L’autoanalisi e l’osservazione dei pazienti confluiscono in L’interpretazione dei sogni (1900), che costituisce l’atto di nascita della psicoanalisi.
1. In che senso per Freud il sogno è una via privilegiata per accedere all’inconscio?
Freud individua una via per accedere ai
contenuti inconsapevoli, che egli comincia a indicare come la dimensione dell’inconscio. Tale via è rappresentata dall’analisi dei sogni. Per Freud i sogni sono sintomi di qualcosa, ma non riguardano il futuro, bensì il
passato. Il sogno è l’espressione di un desiderio.
2. Perché il contenuto manifesto e il contenuto latente di un sogno non coincidono?
Il problema è che non sempre i sogni si prestano a un’interpretazione semplice, hanno bisogno di essere interpretati, perché hanno un significato nascosto che
occorre ricostruire con tecniche adeguate. Freud scopre l’esistenza di due
livelli di significato nel sogno: il primo, è costituito dalla
scena così come è vissuta, ed è definito «contenuto manifesto»; il secondo, si identifica con l’insieme di idee e desideri inconsci
che, in forma “travestita”, si esprimono attraverso la scena, ed è definito «contenuto latente».
Mentre il contenuto manifesto trae le sue immagini in genere da avvenimenti della
nostra vita recente, il contenuto nascosto può riferirsi a un tempo molto lontano, per
esempio al periodo della prima infanzia.
La difficoltà insita nell’interpretazione dei sogni risiede proprio nel
fatto che per accedere al contenuto latente bisogna superare le barriere e le difese che la
psiche mette in atto; motivo per cui è necessaria la figura dell’analista, che coopera con
il paziente al raggiungimento di tale obiettivo. Nei sogni i desideri non vengono espressi direttamente,
ma in una forma simbolica.
3. In che cosa consiste il «lavoro onirico»?
In questo concetto rientrano tutti i processi e i meccanismi attraverso i quali l’attività onirica costruisce la scena del sogno, camuffando e trasformando il materiale inconscio.
Comprende quattro meccanismi principali:
Condensazione: un unico elemento del sogno rappresenta più significati.
Spostamento: l'importanza emotiva viene trasferita da un elemento a un altro.
Rappresentazione simbolica: pensieri latenti vengono tradotti in immagini simboliche.
Elaborazione secondaria: il sogno viene riorganizzato per apparire più coerente e narrativo.
È in virtù di tale “lavoro” di deformazione che il sogno non è immediatamente comprensibile e richiede un’interpretazione.
4. Come può venire alterato il comportamento negli atti mancati? Riporta qualche
esempio.
Sono errori che si verificano nelle azioni quotidiane (dimenticanze, falsi ricordi, disattenzioni…);
come i lapsus, i quali ne rappresentano un caso particolare, derivano dall’alterazione di un’attività consapevole (che pertanto risulta “mancata”) ad opera di una tendenza inconscia che cerca
di trovare espressione.
Capirne le cause significa aprire la via che conduce all’inconscio, alla zona d’ombra dei desideri, delle pulsioni, dei complessi rimossi, ma non cancellati, che possono provocare sofferenza e, in alcuni casi, nevrosi e disturbi anche più gravi della personalità.



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