Edmund Husserl - Il metodo fenomenologico

 

Nato in Moravia (oggi Repubblica Ceca) nel 1859. Studiò matematica, fisica e filosofia in Germania. Fu allievo di Franz Brentano, dal quale ereditò l’interesse per l’intenzionalità della coscienza.
Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia, nella sua opera La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale si chiede il motivo per cui le scienze sono in crisi. A suo avviso, il motivo risiede nel fatto che le scienze fisiche e naturali si sono distaccate dall’orizzonte dell’esperienza umana e soggettiva. Per questo si sono allontanate dalla comprensione dell’essere umano, risultando mute di fronte alle domande fondamentali dell’esistenza. Per uscire da questa crisi di valori, Husserl riconosce la necessità di ricollegare la scienza alla dimensione pre-scientifica che ne rappresenta il fondamento.

Il metodo fenomenologico da lui elaborato,  ha come obiettivo proprio quello di riscoprire il senso umano delle cose e delle costruzioni concettuali. Esso consiste innanzitutto nella messa tra parentesi (epoché) delle certezze della scienza e dell’atteggiamento naturale dell’uomo, che considera il mondo come una realtà già data e precostituita. Ciò che differenzia il progetto husserliano rispetto a quello di Cartesio, di Kant o dell’idealismo è la particolare concezione della coscienza e del fenomeno stesso. Ciò che Husserl intende per “coscienza”, è un principio operativo, un insieme di atti che si rivolgono all’oggetto, il quale, in relazione a essi, si rivela progressivamente mostrando i suoi vari livelli di significato. Husserl chiama tale caratteristica generale e fondamentale della coscienza «intenzionalità», indicando con questo termine il fatto che la coscienza non è mai un’entità statica, chiusa in se stessa, ma sempre «coscienza di qualche cosa», attività volta verso un oggetto, modalità di rapportarsi al mondo esterno. Più precisamente, essa è una corrente di esperienze vissute in cui si ha una correlazione tra una polarità soggettiva, definita «noèsi», e una polarità oggettiva, definita «noèma». La fenomenologia è scienza descrittiva di tali vissuti intenzionali. In questo senso la fenomenologia è denominata da Husserl «scienza eidetica», alludendo alla sua capacità di cogliere non solo fatti ed eventi particolari e accidentali, ma appunto le “essenze” delle cose, che nei vissuti intenzionali soggettivi si rendono evidenti.
Negli ultimi anni della sua produzione Husserl sente l’esigenza di difendersi dalle accuse mosse alla propria concezione della soggettività. A questo proposito elabora il concetto di «mondo della vita», con cui indica la dimensione del vissuto e del concreto, dell’esperienza precategoriale e preriflessiva, cioè l’esperienza che precede la formulazione delle categorie e delle nozioni con cui è normalmente organizzata la realtà.
Egli ammette che l’idea di un io puro e disinteressato è un’astrazione dettata da esigenze di metodo, da cui partire per riconoscere le caratteristiche essenziali del soggetto come individuo concreto già da sempre inserito in un contesto intersoggettivo. 

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